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Full text of "Corrado di altamura: dramma lirico in due atti"

Corrado di Altamura. 




94«M.« 



DRAMMA LIRICO 

IA T DITE ATTI 

S 

DI GIACOMO SACCH&RO. 

DA RAPPRESENTARSI 

NELL' I. R. TEATRO DI CORTE. 




Proprietario dello Spnrtito ed Editore della musics 

(JIOV. RltORDI. 



Vienna 1842. 

PER FERDINANDO ULLRICH. 



Roggero Duca di Agrigento e di Aragona, 
citta dellaSicilia, per malvage opere ebbe Iun- 
ga guerra co' suoi vassalli, fra' quali furono 
Giffredo, Bonello ed il conte di Altamura* Quest'- 
ullimo fu un tempo educatore ed amico di Rog- 
gero: egliloaveacresciuto amorosainentenelsuo 
ieilo alle discipline militari ed avea diviso con 
lui ogni gioia delF anima. 

II conte di Altamura ebbe un' unica figliuola, 
Delizia : e ripose in lei tutte le sue gioie e spe- 
ranze. Roggero la conobbe, l'amo e le promise 
la sua fede : ma poscia il disleale manco alle sue 
promesse e pose in altra donna il suo cuore* 

II conte di Altamura giuro vendetta, ed isfido 
a duello Roggero ; maquesti usci vincitore,senon 
che dovette poi cadere sotto la spada di Giffredo 
e Bonello, i quali vendicarono V amico e la figlia 
di lui dai ricevuti oltraggi* 



^b. 



PERSONAGCfl. 



Co rr ado Conte di Altaiiiura, padre di 

D elizia. 

Roggero Duca di Agrigenio e di Aragona. 

Guiscardo B o n e 1 1 o, Cavaliere di ventura* 

G i f f r e d o, Capitaiio d'avventurierh 

II Marchese Albarosa di Navarra, padre di 

Margarita. 

Isabella. 

Un Cavaliere. 

Guerrieri di ventura. 

Cavalieri e Dame Siciliani e Spagnnoli. 

Paggi - Guardie - Popolo* 

La scena e in Sicilia* nel secolo XIL 

Musica del Maestro signor Federico Ricci. 



P R L G 0. 



SCENA. PRIMA. 

Sala d'armi. 

Molti Gucrrieri di ventura siedono lietaiuente 
a desco beveiido. 

Coro. 

Parte L "el vino a noL 

IL Si colmino 

Le tazze- 
L Evviva ! 

II. Evviva ! (bevono) 

Tutti Peri chi insano o barbaro 

Libare al nappo schiva. (riempiono le 
Beviam — dell'ansia Limpeto tazze) 
Tutti travaglia eguali: 
Spargi, o liquor niirifico, 
Su noi Poblio de' mali. 
Godiam de' sogni rosei 
W amor di gioventu; 
Godiam, che gli anni fervidi 
Non tornano mai piu. 
II Duce! 

SCENA IL 

Giffredo e detti; indi Bon ell o* 

G i f. Ite agli ufficj* (i Cav. part* : entraBonello) 

All 9 altrui gioie 

Tu non sedesti? 
Bon. Quando P alma piange 

Sembra la gioia insulto. 



Gif. E che t' affanna? 

Bon. Acerbo duol. — Delizia, 
Che all 1 amor mio preferse 
Piu insigne si ma non piu ardente affetto, 
EH' e tradita da Rogger. 
Gif. L' indegno** 

Bom Trarra all 1 altare una gentil bellezza 

Di Navarra. 
Gif. E Delizia? 

Bon. Ignora tutto 

Al par che il padre. 
Gif. Oh scorno! 

Bom Di lei in traccia 

Lascia ch' io corra- 
G i L Arresta — e acqueta in seno 

Tanto tumulto. 
Bon. Io vo* vederla almeno. 

Si — vederla e il solo bene 

Che rimane a questo core; 

Negli affanni e nelle pene 

Solo balsamo e Pamore. 

Ella sola un di m' addita 

Di dolcezze e di splendor; 

E lo spirto di mia vita — 

E la gioia del mio cor, 
Gif. Resta: Tiniqua insidia 

Palese a lei verra. 
Bon. E il padre? 
Gif, Ei per me conscio 

Dell* onta sua sara. 
Bon. Mentre a te, mesto amor mio, 

Sciolgo V alma in un sospiro 

Piangi tu qual piango anch' io 

I sereni e scorsi di ! 

Presto, e vero, il di del pianto 

Per te giunse, o vergin fiore — 

Troppo presto il dolce incanto 

Delia vita il languid!! 
Gif* Presto il ferro punitore 

Colpira chi la tradi. ipariono) 



SCENA III. 

Sala terrena nel palagio del conte d'Altamura la quale 
mette in giardino. 

D e 1 i z i a ed Isabella. 

Is a* Qui meco posa: la benigna brezza 

Ti fia ristoro. 
Del. A core oppresso il pianto 

E solo refrigerio. — Almen fosslo 
Nel castel <T Aragona, 
Fra le paterne braccia io piangerei. 
Qui • 
I s a. Segui. 
Del. Qui distrugge ogni mia gioia 

Un sospetlo d'amor • 
Is a. Forse Roggero? 

Del. J9i quel cor le potenze arcana cura 

Tempra e governa. 
Is a. E un giorno«» 

Del. Oh! ungiornoeilieto 

A ine veniva — e assiso a me d'accanto 
Gl'inspirava Tainor si dolce canto: (corneas- 
cara, tu sei Pangelo soita in dolce 
De' desiderii iniei — rimembranza) 

Lieti tuoi giorni a renderc 
Vita ed onor darei. 
Altra d'amor letizia 
NelP alma mia non e: 
E beni e gioie e gloria 
Sol io possiedo in te. 
Is a. Ed or? 

Del. L'amaro dubbio 

M'agita e serra Talma. 
Is a. Questa gelosa insania 

Reprimi omai — ti calma. 
Del. Lo tento io ben; ma torbida 

Sempre piu in cor si fa. 
I s a. Spera. 

Del. In amor quest* anima 

Piu da sperar non ha. 



8 

(Delizia rimane in dolorosa meditazione ; ma tosto e 
serenata dalla seguente melodia.) 

Una voce interna. 

La tua bocca, o mia vezzosa 5 
E soave e cara e bella, 
Qual sul calamo la rosa 
Irraggiata d'una stella — 
Un tuo riso- e il paradiso 
Che raccoglie ogni mio ben! 

D e 1. Ciel • • Roggero ! 

I s a. Oh caro accento! 

Del. Segui, o tenera canzon* 

Is a. Muore il canto- e spento., 

Del. E spento! 

Fu dei sensi illusion?- 
Forse ah ! forse e un messaggero 
Che a me il cielo in via pietoso 
Negli stenti del sentiero 
Per guidarmi ad un riposo — 
Forse e desso un angel santo 
Che in'inebbria del suo canto 
Per sopirmi della vita 
A quest' ultimo patir. 

Is a. Forse e Pangelo che addita 

Un confine al tuo martin 

DeL Lasciami, o arnica. (Jsab. parte) 

lo squarcero il sospetto - 
Pera con esso pur la piu beata 
Illusion del core ! 

SCENA IV. 

Roggero e Delizia. 

Rog. Mesta, o Delizia? 

DeL Lieta esser poss'io? 

Rog- A te che manca? 

DeL Amore* 

Rog. E in me non hai 

Tale un amor che sconvenevol rende 
Ogni ombra pur di sospettoso affanno — 
Ogni speranza di futura gioia? 



Del. Oh!- che dici? 

Rog. Non agita 

L/amor per me il tuo petto? 

Del. Esserlo puote 

Sol d'una sposa in core! 

Hog. E tal saresti 

Tu ad im mio cenno innanzi al mondo e 

Dio, 
dell 9 ankua mia solo desio* 

Del* Cessa, o Duca. 

R o g. Ah ! piii non m'ami ! 

Del. Troppo, o Ingrato! un di t'aniai. 

Rog. Se te lieta e me tu brami 

M'ama ancora e mia sarai — 
Mia compagna. 

Del. Agli occhi miei 

Mai nasconde una rivale 
La tua frode, o disleale. 
Tutto, amore, ah! tutto vede, 
Core ingrato e senza fede. 

Rog. Taci e scaccia il vil sospetto : 

Altro amore e strano in me* 

Del. Parli il vero ! 

llog* In questo petto 

Arse il core ognor per te. 
Io t' ho amata e t'aino ognora 
E ti piango e ti sospiro ; 
Di mia vita nell' aurora 
Sei tu il cielo, il sol ch' io miro. 
Come il fiore del deserto 
Langue un core senza amor. — • 
Piu d'un trono e piu d'un serto 
We il sorriso del tuo cor. 

Del. (Qual dolcezza e qual incanto 

Nel suo labbro e nello sguardo ! 
Simular potrebbe tanto 
Chi giammai non fu bugiardo? 
Oh! chi d'angelo ha Taspetto 
Non ha il labbro mentitor ; 
Egli m'ama — e nel suo detto 
Tutto il foco dell' amor!) 



10 

Del. Dunque ancor m'ami? 

Rog. E chiederlo 

Potresti? 
Del. (Oh gioja! 

Rog. Io t'amo — 

Del. E anch' io, sospia mio tenero, 

Te solo al mondo braino. 
Rog. Odi: per or conviene 

Lasciarci — 
DeU mio fedel! 

Rog. Ma tornero, mio bene! 

Addio ! 
Del. Ti guardi il Ciel! 

Rog. e Del* (abbracciandosi~y 

Oh! m'abbraccio — ci conforli 
Quest' amplesso alia speranza: 
Svela il cor ne' suoi trasporti 
Quel che il labbro dir non puo? 
Oh ! m'abbraecia — allor saprai 
Qual minfiamma, e quanto amore : 
Come or t'amo e qual I'amai 
Ora e sempre 1'amero. (pariono) 



FJne del Prologo, 



11 



ATTO PRIMO 

PARTEPRIMA. 



SCENA UNICA. 

Gabinetto nel castello d'Aragona. 

Corrado solo indi G iff redo. 

€oi\Inoperosi giorni! — Insofferente 

D'ozii il inio spirto abborre 

Ingloriosa vita* (siede pensieroso) 

Gif. (entrando) Ardito forse 

Sarei troppo?** 
Con Oh ! Giffredo !♦♦••; (correndo ad abbrac) 

Gif. fratel d' anni! 

ConQui?- donde? 
Gif. D'Agrigento. 

Cor. E qui ti tragge?.. 

Gif. Non dimandarlo. — Ahi Iroppe son le offesc 

Che su di noi versa Roggero. 
Cor. E speri?- 

Gif. Vendicarmi, o Corrado. 
Cor. Che di', Giffredo! — Scellerate voci 

Spargon inille calunnie. 
Gif* Oh se fu padre 

Fossi, o Corrado, e tolto a' figli iuoi 

Pane ed oner vedessi • 
Cor. Oh ! lido forse 

Non son fra tutti s ? E figlia mia Delizia! 

Non e sposa a Roggero ? 
Gif. Tu V ami? 



12 

Con A me lo chiedi? — 

Nel sorriso dell' anima nol vedi ! 
L'amo quai s'auia un essere 
Che la mia vita infiora, 
Ne'sogni dello spirito 

10 la vagheggio ognora: 
Ha il riso della vergine, 
Ha i vezzi delia sposa — 
£ pura coma V aura 

E bella come rosa** 

Ma se macchiasse un empio 

D' un sol pensier puel fior, 

Al ciel torrei la folgore 

Per fulminarlo in cor* 
Gif. E se tradir Delizia 

Osasse il disleale? 
Cor* Squarciata allor quell 1 anima 

Saria dal mio pugnale* 
Gif. 1/ impugna dun que — seguimi — 

11 lamentarsi e vano. 
Con Roggero?- 

Gif* Ad altra femmina 

Porge Rogger la mano. 
Cor. dio, che intendo ! 

Gif* Inulto 

Restar vorrest* or tu? 
Cor. Ah 9 del codardo insulto 

Quell'uom non godra piu ! (egli cava un pit- 
ferro, lung' anni nel petto ceJato, gnaledal 

Balena nel pugno ministro di morte* pette) 

Dio degli oppressi, d'un padre oltrag- 

giato 

Fa il polsolo sdegno piu saldo piu forte. 

Gli oltraggi di sangue silavan col sangue: 

Si nero delitto non merta pieta. 
Gif. Gli oltraggi di sangue si lavan col sangue : 

La sola sua morte placarti potra.(par*cmo) 



13 

PARTE SECONDA 



SCENA PRIMA. 

Sala terrena come nel Pralogo. 
Le aure portano il suono di lontane festive armonie. 

Delizia indi Bonelllo. 

Del* Oh pena! El'eco dei festivicanti 

CheaccompagnanRoggero e Margarita 
Al sacro altare! — E il padre?..* etardigiunto 
A vendicar V oltraggio! — Ahi! tralegenti 
V 1 ha per me forse alma gentil che sparga 
Un balsamo a' miei mali ?♦♦. 
Bon. Io, sfortunata! 

Del.Deh cessa: indegna sono 

Di tua pietade. 
Bon. Non offender tanto 

Quest'anima che V ama e che V adora** 
Del.Taci. 

Bon. M'ascolta. 

Del. Lasciami: nel pianto 

Vivereoscuraignota a tutti io bramo.Ocosiandosi') 
Bon. Non milasciar — piangiamo insieme •• io t'amo ! 
Ben dal di ch' io ti perdei 
Vivo triste e forsennato — 
Piangon sempre gli occhi miei 
Come piange un disperato* 
Non ha speme, o raesta 5 il credi, 
II delirio del mio cor ; 
Dirti solo mi concedi: 
Piangi meco — io V amo ancor. 
Del. Dio rimerti la parola 

Che mi volgi di conforto : 
Lascia me dolente e sola, 
Poni freno al tuo trasporto. 
Se a pregarti, o generoso, 
Degno ancora e questo cor, 
Per me prega al ciel pietoso 
Ch* abbia pace il mio dolor* 



14 

SCENA II. 

Voci interne indi Cor a do. 

Coro Interne 

Godi ? o figlia delle grazie, 
II tuo sposo e alfln con te* 
Godi, in te le genti esultano 
E si chinano al tuo pie. {entra Corrado 

Cor. Odi ? e volgesi a Delizia) 

Del. Al rito nuziale 

Tratta vien la mia rivale* 

Cor OhjCh'io squarciil reo suocore (perpartire) 

D e h Resta — - io il deggio : io nell'amore 

Fui tradita. 

Cor. (porgendole unarma) Or via, t'affretta : 
Ecco un ferro — prendi — va. 

Del. (traendo Quest' anol la mia vendetta 
un anellojVm tremenda in lui fara* 

Con Oh! a destar dello sdegno il tumulto 

Le tue piaghe, infelice ! inacerbo. 
Ma il di giunse in cui deve l'insulio 
Col suo sangue pagar quel superbo. 
Va — confuso l'iniquo ardimento 
Dalla fera rampogna sara. — 
Di quel vile Pestremo moniento 
Mille gioie al mio core varra. 

Bon. I tuoi sensi avvalora alio sdegno, 
Piaga acerba al tuo core fu resa. 
Ben s'aspetta sul capo allindegno. 
Tutta Pira d'un'anima offesa. 
Corri dunque, l'iniquo ardimento 
Fulminare il tuo labbro dovra — 
Qual percosso da fiero sgomento 
In mirarli il superbo sara! 

Del. A vendetta, non ira mortale 

Me trascina, ma amore schernito. 
Io v'andro come furia infernale 
Delle nozze a interrompere il rito: 
E a punir con rimproveri ardenti 
Di Roggero la prava vilta, 



15 

Faro noto alia sposa, alle genii 
Quale macchia nel core gli sla. (partono) 

SCENA III. 

Vestibolo d'Oratorio , in cui Ie tombe dcgli avi 
del Duca. 

La sccna s' ingombra di Cavalieri e Dame Sicilian! : entra 
M ar g ar i t a accompagnata tlal Warchesc di Albarosa, e 
seguita da Cavalieri e Dame e Paggi spagnuoli. Indi Rog- 
gero, - Margarita e mesta. 

Coro Ovago fior d'Iberia 

Tolto alle apriche valli, 
Sospiri forse i tepidi 
Soli, i beati calli 
Che aHuoi begli occhi offrivano 
Verde e perenne april ? 
II nostro Sole un palpito 
Non desta in te, o Genii! ? 
Oh ! pur di pace l'arbore 
Lieta fra noi s'estolle, 
Son l'aure nostre vivide, 
Fiorite ognor le zolle ; 
Pari al tuo cielo e limpido 
II nostro cielo ancor. — 
II mar la terra e l'aere, 
Tutto e armonia d'amor* 
Mar. Oh liete voci! — Ove lo sposo? 
Alb. II mira/ 

R o g.CarajSonteco— omaipersempre.(^rmJa^e^ra> 
Man (E fredda 

Come il trasporto del suo cor la mano i) 
A 1 b. Si compia il rito* 

M a r* (traendolo in disparto) Odimi pria, Roggero . 
Se un altro foco anzi che il mio t'accende. 
Non trarmi in crudo inganno. — Oh mi ritorna 
Alia paterna casa. 
Rog. Mai t'apponi** 

Alb, Duca, sul sacro avel del padre tuo 
Offri a costei, pegno d'eterno affetto, 
La ducal gemma. 



16 

Rog. (Oh rimembranza !) (eglitraeMarg. 

presso le iomba :paterna % e cavatosi V anello glielo qffre) 

Prendi... (Vanello 

cade nella iomba : la superstizione strappa dal labbro 
Mar* Cadde! ditutti tin grido diterrore) 

Rog. (nontrooandolo) Alii! lo clause nel suosenla 
Cora Presagio infausto ! tomba. 

Rog. (E il mertoO 

Mar. Oh istante! 
Alb. Al tempio! 

Rog. E il nuziale anello ? 

SCENA IV, 

Delizia, Isabella Corrado, coperto della 
visiera, Bonello e Giffredo. 

DehV'offrivo il mio. {oftrendo un anello a Roggero) 
Coro Che? 

Man Dio 5 chi miro! 

A 1 b. Audace ! 

Rog. Delizia •• 

Del* It&ci. (accost. a Marg.) bella e giovin 

Non por fede al suo labbro ! sposa, 

Mar. Oh-, tu chi ei? 

Del. Una vittima sua. 

Mar. (allontanandosi) Che ascolto !.♦ oh cielo! 
Del. T'arresta — non fuggirmi. 
Mar. Io tremo. 

Rog. Io gelo. 

(Delizia ritiene compassionevolmente per mano Mar- 
garita; Isabella ed Albarosa si pongono a' fianchi 
di Roggero : Corr., Bonello e Gffi restano indie- 
tro $ gli altri alle alej) 
Del giovinetta, piangere 

Per colpe altrui non dei; 

Per te son io piu misera. 

Ma tu innocente sei. 

Che versi eterne lagrime 

QuelPuom per lui, per te — 

Egli di mille ingiurie 

E reo dinanzi a me! 



H 

Mar. Oh chi sei tu? — Nell'odio 

Qual rio poter t'incita? 

Perche avveleni 1'unico 

Sorriso di mia vita? 

Ah se pieta nell' anima 

Come nel volto e in te, 

Non puoi ne devi offendere 

Chi offesa a te non fe\ 
Rog. Cessa — non far piu lacero 

D'un innocente il core ; 

Non provocar ten supplico 

II giusto altrui rigore. 

Parti — tu vedi in lagrime 

Quest'occhi miei per te: 

Pieta di quel la vergine 

Se tu non Thai per me. 
Isa. (aJRog.) Guarda qual core ingenuo 

Abbandonasti, o stolto; 

Guarda in che orrendo barafro 

Ti sei Rogger travolto! 

Esser dovea si misero 

II cor che a te si die'? 

Ah! tali un di non furono 

I patti di tua fe\ 

Alb. QaRog?) Frena dun cenno l'impeto 
Di femminil vendetta; 
Scaccia l'audace — al tempio 
Costei seguir t'affretta. 
T'affretta, o Duca, a compiere 
La tua promessa re', 
Prima che un ferro vindice 
Rivolger debba in te. 

Cor., Bom, Gif. (a Rog,) 
Or tremi, indegno, or lacero 
Dal tuo rimorso sei? 
Tremar dovevi, o perfido, 
Pria di tradir costei! 
Oh! fremi... e certa e orribile 
La mia vendetta ell'e — 

II tuo terror piu suscita 
L'ira di sangue in me. 

2 



18 

Coro* Qual dolorosa insania, 

Donna, il (no cor fatica? 

Forse t' opprime Panima 

Virtu (Fain or nemica? 

Pon fine ai lagni, o misera, 

Rivolgi altrove il pie — 

L'uom che ti trasse in lagrime 

Fra tutti noi non 6! 
Alb. (a Del') Ma tu chi sei? 
Del. Son tale 

Che frangere il lor nodo 

PotreL 
Alb* Tu— sua rivale! 

Rog.aDeL All' ira tua pon inodo. 
A 1 b. aD e 1. Qual chi tusia t'invola*. (minacciandola) 
Cor. Frena la tua parol a... Qavanzandosi e toglien- 

dosi la visiera) 

A 1 b. a C o ft Esci da questo mura (respingendolo colla 

spado) 
C ft StoltO ! (volendo sguainare il suo brando) 

Del. T'arresta* \ (trallenendogli la mano e 

Bog. Va. trascinandolo seed) 

Co ft (getlandogli un guanto) ! 

Andro — ma d'Altamura 

L'odio fatal sara. 
Rog* Parti fuggi — e bada, o indegno, 

Che l'oltraggio ho in niente sculto* 

Sfrena I'impeto alio sdegno, 

Compi pur l'audace insulto* 

Va — ma pensa in pria, gagliardo, 

Che in mia mano un ferro sta : 

E a punir non sara tardo 

La tua rea temerita. 
Del. Va, spergiuro, ad altro amore, (gettando 

Me disprezza ed abbandona : Vanelld) 

L'olocausto del mio cuore 

Nuove gioie a te ridona* 

Ma una vergine tradita, 

Se il suo grido il cielo udra, 

Ogni gioia di tua vita 

Di veleno aspergera 



19 

Cor. (a Del) Vieni, usciam da queste mura 

Dov > e duo! peggior di niorte ; 

Ci dara nella sventura 

Un asilo almen la sorie. 

Verra il giorno — ho speme ia core — 

Di fiaccar la sua vilta:] 

II mio ferro punitore 

Sovra lui piombar dovra. 

Bon., Git., Is a* (a Corrado) 
Frena Pira dello scorno 

Che il tuo core al sangue alletta: 

Non e lunge, o conte, il giorno 

Dell'orribile vendetta* 

Or ti basti aver rijpresa 

La sua vil temerita ; 

Tosto l'onta dell'offesa 

Col suo sangue tergera 
Mar. Perche fuggi il mio desio, (smarrita tra le brae- 

speranza invan concetta ! cla delle sue 

Non son piu coll'amor mio, dame) 

Non m'ha il cielo benedetta ! — 

Oh il leggiadro amato viso 

Chi rapire a me vorra!— 

Non e vago il mio sorriso, 

Non gentil la mia belta !♦,. 
Alb. Coro. Malprudenti, a che tentate 

Chi di voi piu in armi 6 forte? — 

I/orme incaute a che recate 

Sulla via che guida a morte? 

Su fuggite or che eopito 

II livore in petto sta; 

Se riarde inferocito 

Perdonar nessun sapra* 

(Delizia parte traendo seco Corrado, Bonello, Giffredo 
ed Isabella : Roggero, Margarita, Albarosa e tutto il 
torteggiu, si a? viano al tempio per compiervi gli sponaall). 

Fine dell' Atto primo. 



20 

ATTO SECONDO. 



SCENA PRIMA. 

Padiglione nel eanipo di Corrado presso le niura d'Aragona 
E sera. 

Guerrieri* 
Core 

Parte I. Udiste? 

II. Oh scorno! 

I. In lagrime 

Cosi Delizia e resa. 
IL E il padre? 
h Or brama tergere 

Col sangue vil l'offesa. 
IL Rogger lo teme? 
I. II perfido 

Tema nel cor non ha. 
Tutti Stolto! sfrenar le folgori 

Di mille acciar vedra. 

SCENA IL 

Bo nel! o e detli. 

Bon. Ben fevellaste. Treppi son gl'insulti 

Che su di noi scaglia Roggero. E tempo 
D'una vendetta: dei codardi oltraggi 
E la misura colma! — Ahi! sulla guancia 
Delia piu vaga vergin d'Agrigento 
Piu non brilla la rosa — eterno lutto 
Per lui quel core avvolge. 
Cor. Invendicata 

Non sara la tradita. 
Bon. sventurata !... 

Tu non pensavi, o misera, 
Che i sogni deiramorc 
Ratti cosi svanissero , 



21 

Dal virginal tuo core! 

Lasciami, o affliUa, almeno 

Chio t'offra e vita e seno : 

Le ineste notti a piangere 

Sul tuo destin verro. 
Cor. Cessa: le ingiurie chieggono 

Non lagrime ma sangue- 
Bon. Del mio dolor nell'impeto 

Questo desio non langue* 
Cor. Vendetta! ~ 

Bon. Irreparabile . ' 01i!i 

Doinan su lui cadra. 
Si, vendetta — sull'indegno 

Sara il fulmine scagliato : 

Non ha freno ne ritegno 

Non fudato in sacro amplesso, 

Un furore disperato 

Se d'unirmi all' infetice 

Sara almeno a me conceseo 

Di poterla vendicar* 

(Cor. e Ben. giurano, snudando le spade :) 

* (partouo) 

Dell' ingiuria, Pinfelice 
Giuriam tutti vendicar. 

SCENA III. 

Corrado e Giffredo 

or* Gjffredo! 
Gif. Conte, 

Cor. Sia tua cura omai 

Ch' abbia ferroo presidio il sacro chiostro 

Ove mia figlia ha stanza. 
Gif. In me riposa. (parte. Cor- 

rado siecie presso un tavolo ; dopo brevi isiauti un Cavalier *0 

SCENA IV. 

Un Cavaliere e detto ; indi un Eremita. 

Cav. Signor!... 
Cor. Che chiedi? 

Cav. Un Eremila implora 

Parlarti. 



22 

Cor* Venga. (il Cavaliere parte: Corrado compost 

la faccia a cupa austerita, aspettando TEremita : quegli 
eatra reverente, ravvolta la persona nella tunica ed 
il viso coperto di grigia barba.) 

Cor. Uomo di Dio, che vuoi? 

Ere. Una parola tua. 

Cor. Quai? 

Ere. Quella del perdon... 

Cor. Roggero forse 

A me la chiede? 
Ere. Oh! si, te ne scongiura 

Pel labbro mio Roggero; e anch' io per esso. 
Con Taci. 
Ere. M'ascolta. 
Cor. vecchio, 

L'offeso onor domanda 
Vendetta. — lo non anelo 
De' miei fratelli al sangue, 
Ma deli 1 uom che m'offese. 
Ere. Gli perdona! 

Tu un di \\ amavi-» 
Cor. Ingrato ! 

Ere. Deh ! gli perdona — io te lo chieggo in pianto. 

Ti parli la pieta • 
Cor, Non sara mai! 

Ere. Tu dunque non l'amasti! 
Cor. Io nonl'amai? (gli occhi 

di Corrado, pensando a Roggero, si rimpiono di lagrime) 
Io F araava sulfa terra 
Piii che un padre amar puo un figlio: 
Io lo crebbi in pace e in guerra 
Prode in arme ed in consiglio* 
Le mie gioie a lui svelava, 
Beni e vita ad esso offria — 
E partendo a lui iasciava 
L' amor uiio, la figlia mia*» 
Ah ! F iniquo quella vergine 
Trasse al pianto ed al dolor; 
Or che il posso, atroce scempio 
Far yogi* io sul traditor. 
Ere. Ah tu. conte, non rammenti 

Chi lo trasse in tale errore! 



23 

Noto c a te che fra' potent! 
La ragion comanda al core. — 
Or non sai da qual rimorso 
Notie e di sia travagliato ; 
Con che pianto il suo trascorso 
Scontar cerchi forsennato. 
Ah s' e d' uopo d' una vittima 
Lui colpisci in mezzo al cor 9 
Ma non far che sopra un popolo 
Scenda il ferro struggitor. 

Cor. Se foss' egli a me dinante, 
Qui cadria da me ferito. 

Ere, Eh ! fa core •• alle tue piante. (levandosiLi 

Guar da Puomda te abborrito. — tunica) 
Lo punisci- 

Cor. Oh«» s qui, tu stesso — 

Tu, Roggero ! 

Itog. A (Terra adesso 

Un pugnal vendicatore — 
E lo vibra, o crudo, in me* 

Cor. Non sara, codardo core, 

Ch'io sia vile al par di te* (dandogli una 
spada e trascinan dolo secoj 
Vien — deir atroce ingiuria 
Rendimi conto in campo. 
Trema — di morte e nunzio 
Delia mia spada il lanipo, 
Sol colla morte V odio 
Quaggiu lasciar mi puo : 
Vieni — sguarciarti 1' anima 
E maledirli io vo\ 

Rog« Perche mi traggi e provochi 
A nuovi rei deltti? 
Oh nelP eterne pagine 
Ne ha troppi il cielo scritti ! 
Macchiarmi ancora 1* anima 
Del sangue tuo non vo\ — 
Pensa che 1'uom che abomini 
II tuo perdon prego* (partono) 



24 

SCENA V. 

Atrio in un chioetro di Aragona. E nolte oscura : una lam- 
pada riachiara debolmente le oscure yolte. 

Preghiera delle Vergim del Chiostro. 

Coro interno. 

Nella pace malinconica, 
Nei silenzi della sera 
Se deVfigli della polvere 
Giunge in cielo la preghiera — 
Manda, o Padre, la tna grazia 
Su chi in terra addoloro. 
Non confonder nelle angustie 
Chi piangendo in Te spero. 

SCENA VI. 

RoggerO, sforzalo V uscio, enira nelV atrio con una 
spada per mano. 

Ove m' inoltro? — Oh ! me spietato ! •• asilo 
Qui sperar posso? — Lorde 
Son le mie man del sangue di Corrado ! — 
Lunge da me brando omicida ! •• (getta la 
spada ; si senle ancora la preghiera : e Delizid) 

Oh ! voce, 
Voce santa del cielo, 
Segui, e concedi a un' anima in riinorsi 
La penitente volulta del pianto. 

SCENA VII. 

D e 1 i i i a e detto. 

Del. Qual lamento! (cercando Jra le oscure volte) 

Rog. (scotendosi) (Qual grido !) 

Del. In questo chiostro, 

Guerrier, che speri? 
Bog. Qaccostandou a lei) C^aria dessa?) 
D e U ] Parla, 

It og. E concesso \m rifugio alP uom che ha d'uopo 

Del perdono di Dio? 



25 

Del* (oolgendo a lui uno sguardo languido) 

Qual colpa pesa 
Sul ttio capo? 
Rog« Qrawisandola e correndo a lei) 

Oh Delizia! •• ahi! furon mille 
Le mie colpe •• 
Del. Gran Dio! •• 

Tu,qui-« RoggeroV — Scostati. 
R o g. M'ascolta. 

D e 1. Vanne — vorresti forse 

Contaminar quest aure e a nuovi pianti 
Trarmi ? (scosiandost) 

Hog* Tarresta: il tuo terror sospendi : 

Tutto dei mali miei Forrore apprendi — 
De' miei falli innanzi a Dio 
La bilancia e traboccata. — 
Fuggitivo or pago il fio 
Di mia vita abominata. 
Del. Clnfelice!) 

Hog. II mio tormento 

Non ha tregua ne ristoro: 
Nel rimorso e lo spavento 
L'ora estrema al cielo imploro. 
Del. Piangi e prega. 

R o g. Ahi ! tutto e vano. — 

La mia morte il ciel segno. 
Del. E chi mai F eterna mano 

A giustizia provoco? •• 
Rog. Oh! non dirlo — un cor squarciato 
Non voler di piu straziare: 
Abborrirmi a ognun sia dato ■ — 
Tu mi devi perdonare. 
Pria ch'io corra in braccio a morte 
In orrore a tutti a me — 
Fa ch' io ceda alia mia sorte 
Perdonato almen da te. 
Del* Piangi e spera 3 o sciagurato, 
Di placar Fonnipoiente. — 
Tu sarai rigenerato, 
A chi piange e il ciel clemente. 
Vivi e serbati a colei 

3 



26 

Cui ti lega eterna fe*. — 

Va V invola agli occhi miei — 

Perdonato sei da me. 

SCENA ULTIMA. 

Bonello, Giffredo, Cavalieri, Guardie, Popolo 
e detti. 

CorO Morte! morte! Qprorompendo iniscena e vo- 

B g. Chi veggio ! lendo colpire Roggero) 

Del. Arrestate. 

Coro Tosto in ceppi un si reo traditore. 

Del. Grazia! grazia! 

Bon* E nutrir puoi pietate 

Per chi fu di tuo padre uccisore? 

Del. Spento il padre!- 

Coro Si — spento per esso. 

Deh a Bog. Per te? (con orrore) 
Bog* Si • • ma in conflitto d'onor. 

D el. Ciel, Che sento ! (abbandonandolo) 

Coro Precipiti adesso 

Sovra lui tutto il nostro furor. 

(Le guardie avvincono Roggero di catene : Dclizia 
ritrae da lui lo sguardo inorridito.) 

Del. Oh rossore! — e un giorno amai 

L' uccisor del padre mio!- 

Ad un empio io perdonai 

E pregai per esso Iddio ! 

Dai decreti della sorte (yolgendosiaRog.~) 

Or cancello il mio perdono — 

E per sempre t'abbandono 

Al rimorso punitor. 
Bog. Delizia, io non ho core 

D' implorar piu il tuo perdono : 

II piu vile malfaltore 

Al tuo sguardo, e vero, io sono. 

Ma se amanni un di potesti, 

Oh compiangi al mio martire — 

Non volermi maledire 

Nel tuo duol ncl.tuo terror! 



' m 27 

/ • • 

Bon* Gif. Coro Vieni amorte — il del sdegnato 
L' ira sua scaglio su le. 
Pe' tuoi falli, o scellerato , 
Piu perdon quaggiu non v'e* 
Del. Parti. 

Itog. santa creatara, 

Fa ch* io mora innanzi a te. 
Coro Vieni •• (traendolo secoloro) 

Del* Va da quesle inura — 

Sta l'anatema su te ! •• 
(Delizia parte e mat reggendosi cade : Roggero 

vien Irallo a morle.)